Se anche voi, come me, amate ricevere gli amici, cucinare per loro, organizzare saporite cene conviviali, difficilmente potrete prescindere dai surgelati. Soprattutto adesso che si avvicina l’inverno e non si può più ricorrere al salvifico prosciutto e melone, al roastbeef freddo con insalata vestita o al mai abbastanza decantato pollo schiacchiato al limone.
Senza gridare allo scandalo (e chissà, poi, perchè tanta diffidenza), spesso i surgelati vi serviranno come base per nuove ricette molto personali e creative.

Per esempio: i filetti di sogliola alla mugnaia (surgelati) possono essere gratinati al forno su un letto di sottili fette di patate e ricoperte con altre verdure o con rondelle di pomodorini e olive taggiasche denocciolate sotto’olio (io le compero il venerdì mattina al mercato sotto casa e me ne tengo sempre una scorta in frigorifero).

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Sogliole alla mugnaia gratinate al forno

Oppure: quei tranci di salmone confezionati in serie come cartucciere sono buonissimi se cucinati in uno stufato di verdure o cotti al forno avvolti con pasta fillo.

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Caramelle di salmone avvolte in pasta fillo

Senza parlare degli spinaci, della caponata o dei condimenti per una spaghettata di mare.
Famosa, fra gli amici, è la “Mia Zuppa di Farro”, ricetta un tempo segreta, ma ormai nota, dopo che ho deciso di fare outing per l’insistenza delle richieste alle quali non sapevo più cosa rispondere (mi sentivo un po’ come il topo Remy del film Ratatouille quando si era infilato, come cuoco clandestino, nella cucina dell’isterico chef Skinner)

Dopo aver messo a bagno per almeno una notte, negli anni, una quantità imprecisata di farro, ho finalmente scoperto il surgelato che mi ha permesso di cucinare in giornata una fantastica e golosa zuppa.

Fra i surgelati, il farro si presenta sotto la doppia forma di zuppa e di vellutata unito ad altri cereali: io uso entrambe in proporzione di 3 a 1, cioè tre parti di zuppa e una di vellutata (che è più liquida). In una larga pentola di ghisa soffriggo in olio un abbondante battuto di cipolla, carota e sedano con una confezione (o due secondo la quantità di zuppa) di cubetti di pancetta dolce. Faccio rosolare appena, poi verso farro, vellutata e anche due tazze di lenticchie rosse lessate (in scatola, ovviamente).

Condisco con Dialbrodo granulare (invece del sale) e pepe. Aggiungo un po’ di brodo di manzo, quello in tetrapack che è ottimo, mescolo bene e porto a bollore.
Abbasso il fuoco e lascio cuocere adagio per almeno un’ora, un’ora e mezza, allungando con altro brodo se si asciuga troppo. nell’ultimo quarto d’ora aggiungo un trito finissimo di salvia e rosmarino.

Alla fine disegno sulla zuppa un bel ghirigoro d’olio e la porto in tavola direttamente nella pentola di ghisa, accompagnata da parmigiano reggiano grattuggiato a mano.
Quando riceveterete sicuramente i complimenti dei commensali, scegliete voi: potreste anche parlare di ricetta di famiglia, senza alcun pericolo di venire scoperte.“Remy, chef clandestino, aggiunge nuovi sapori alla zuppa del terribile Skinner”

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