Vi dice qualcosa la foto di apertura? Seguitemi in un’Orissa totalmente diversa da quella delle tribù. Per l’atmosfera, i monumenti e, soprattutto, gli incontri. La mia passione.

Dalle tribù della montagna al mare. Sette ore di viaggio fino a Gobalpur, la nostra meta. E’ il 26 gennaio, giorno di festa in onore della Repubblica indiana. Nel villaggio di Mali Dhoulir Ambo i ragazzini sventolano la bandiera nazionale, le mucche in fila escono dalle case per andare a pascolare nei dintorni, la gente anima il vicino Kunduli Market.

Gobalpur: la spiaggia degli indiani

Finalmente al mare. La spiaggia è animatissima, come sempre in India all’ora del tramonto. Famiglie intere arrivano a godersi lo spettacolo del calar del sole, anche se da questa parte del subcontinente la palla infuocata non s’inabissa in mare. La piacevole sorpresa è l’albergo di Gobalpur: il Mayfair Beach Resort. Dopo le spartane accoglienze dei giorni precedenti, ci sembra di essere in una reggia: bella posizione, belle camere, splendidi bagni dove rifarsi il look.

Gobalpur Mayfair Beach Resort

Verso il lago Chilika

Assaporo il piacere di trovarmi nell’India che conosco. Piena di sorprese. A Giantam, a pochi chilometri dalla partenza, ecco apparire un folto gruppo di donne in marcia, il bramino in testa, annunciate da un potente suono di tamburi. Sono dirette al fiume vicino per la Sansi Mata Puja, la preghiera di ringraziamento in onore di Shiva, che ha permesso la ricostruzione del tempio, distrutto da un uragano un paio di anni fa. I colori dei loro saree mi attirano in maniera irresistibile. Non ce ne sono due uguali!!

Mi unisco al gruppo e cammino per un po’ finchè non vengo richiamata all’ordine da Jitu, la nostra guida. Mi piacerebbe arrivare fino al fiume per assistere alla puja, ma mancano ancora un paio di chilometri. Troppi.

Mi consolo con il mercato del pesce secco a Humma. Incredibile. Il piazzale è strapieno di ceste di dried fish di tante specie diverse. Riusciranno a venderli tutti in giornata?

 

 Il lago Chilika: da non perdere assolutamente

Mi aspettavo un lago, come tanti altri. Mi trovo, invece, davanti alla laguna salmastra più estesa dell’Asia, separata dalla Baia del Bengala da una lunga striscia di sabbia. Opto per raggiungere in barca il tempio di Kalijai sull’isola omonima, gettonatissimo dai pellegrini Hindu nel mese di gennaio. Anche oggi, intorno al tempio, c’è una bella confusione, tra bramini, puja, offerte e bancarelle. Prima d’imbarcarsi è d’obbligo la prenotazione al ristorante di Barkul, dove mangerò gamberoni fritti e al curry, freschissimi e squisiti (Per i lettori di Dalverdealrosa: ho portato la ricetta alla Franca. Vediamo se riesce a farli così buoni!).

Pescatori a Purijpg

La vera sorpresa del lago Chilika è l’oasi naturalistica di Mangalajodi. L’organizzazione è perfetta. Barche a motore scivolano silenziosamente in mezzo ai prati e ai canneti, alla scoperta della vita della laguna, animata da un milione di uccelli migratori. Una pacchia per gli appassionati di birdwatching. Sulla barca ci ritroviamo in compagnia di Singh Deo detto “Jimmy”, un personaggio incredibile, che ha girato il mondo come danzatore nel gruppo nazionale di danza Chhau. Quando gli nomino Ileana Citaristi, che ho in programma d’incontrare a Bhubaneswar, sgrana gli occhi. Pasmashree Dr. Ileana Citaristi è la più famosa danzatrice Odisha di tutto il subcontinente.

Donne al mercato del pesce a Puri

Puri: uno dei luoghi più sacri dell’India

Ad accoglierci per due notti il Mayfair Heritage, della stessa catena di quello di Gobalpur. Anzi ancora più bello, affacciato sul mare, con un ottimo self service.

Mi trovo in uno dei luoghi più sacri dell’India, come rivela la grande affluenza di pellegrini al tempio dedicato a Jagannath, incarnazione di Visnu, una strana divinità nera dai grandi rotondi occhi bianchi, realizzata in legno. L’ingresso al Mandir è vietato ai non induisti, ma una scappatoia c’è sempre. Jitu ci porta in una vecchia casa popolare ( anche questa è un’esperienza), così dal terrazzo in alto abbiamo una buona panoramica del tempio costruito alla fine del 1100. Intorno al monumento ruota il mondo indiano nella sua profonda umanità: dai risciò stracarichi di pellegrini, alle mucche vaganti, in cerca delle grandi foglie di banane utilizzate come piatti super ecologici, al bramino del piccolo tempio, ai carretti con i pentoloni di dhal ( il locale piatto di legumi), al barbiere, ai coloratissimi alberghi e sale da thè di retaggio inglese, alle famiglie con i bambini vestiti a festa, alla grande preghiera della sera.

Puri. Particolare del Tempio di Konark

Puri. Tempio di Konark.

Se Jagannath incarna la fede hindu,Konark, il tempio del Dio Sole del XIII secolo, un tempo visibile dal mare aperto, è uno dei più stupefacenti esempi di architettura religiosa nel paese. L’intero tempio ha la forma di un grande carro che trasporta il dio Sole, Surya. Migliaia d’immagini raccontano la vita di tutti i giorni, comprese piacevoli scene erotiche con corpi intrecciati. A una manciata di chilometri, il mare. Con i pescatori, le barche, le reti, le ceste stracolme di pesci, le capanne e i bambini che giocano a cricket.

 

 

 

Puri. Ricompensa al Bramino

 

Puri. Tempio di Jagannath

 Villaggi, villaggi, villaggi sulla strada per Bhubaneshwar, la capitale dell’Orissa.

Raghurajpur, dalle case colorate e dipinte con disegni mitologici, conosciuto per i disegni incisi sulle foglie di palma, una tecnica con 500 anni di storia alle spalle. Al primo piano di una casetta, il guru Maga Nayak insegna a un gruppetto di allievi i segreti del mestiere. A Nuapatna, un attimo di tirchieria m’ impedisce di comprare uno dei magnifici saree ikat in seta, tessuti a telaio, la specialità del villaggio, mentre a Sadei Bareni gli abitanti, un tempo nomadi, creano oggetti in metallo. Hanno appena avuto una commessa da un negozio di Dehli: 25mila pezzi. Un bel guadagno.

Un aiuto in cucina

 

A mezzogiorno tutti ospiti di Joranda

Bhubaneshwar: Ileana Citaristi, la regina italiana della danza Odisha.

Un trafiletto sul Corriere di un paio di anni fa con un breve accenno alla ballerina aveva suscitato la mia curiosità. La danza Odisha, che sarà mai? Incontro Ileana a Bhuhaneshwar, una città in via di sviluppo, dai bei templi medievali. L’artista mi accoglie nella sua casa in stile locale con l’Accademia di Danza al piano terreno, affacciata su un laghetto, in un vecchio e animato quartiere della città, a pochi passi dai templi più celebri. La sua autobiografia è raccontata nel libro “My journey a tale of two births”(Il mio viaggio la storia di due nascite). Una storia affascinante. Quella di una ragazza di buona famiglia bergamasca, brillante studentessa in filosofia, appassionata di danza, giunta in India nel lontano 1979, alla ricerca di se se stessa. Quasi un colpo di fulmine per la bella ragazza dai capelli rossi è l’incontro con il guru Padma Kelucharam Mohapatra. Il maestro l’inizia alla danza Odisha. “Una danza fisica e intellettuale”, racconta Ielana,” dove, per raccontare la storia attraverso il linguaggio del corpo, occorre conoscere la mitologia, la filosofia e la letteratura di quel tempo”. Da allora, la danza con il suo messaggio spirituale è al centro della vita di Ileana, nata in India per la seconda volta.

Ileana Citaristi

La conversazione prosegue alla sera a cena al Mayfair Lagoon, il più bell’albergo della città.

Ospite come stampa al Joranda Festival

Festival Joranda

I Sadu e il Principe di Dhenkanal hanno qualcosa in comune?

Un’ultima sorpresa mi riserva l’Orissa: il Festival Joranda, conosciuto come Mahima Mela, nella notte di luna piena tra gennaio e febbraio. I Sadu Mahima, vestiti soltanto con un coprisesso di corteccia d’albero, sono una setta particolare, votata alla pace e all’armonia del mondo, che vede Dio ovunque nell’universo. Come sempre, il festival è un’occasione d’incontro e di gioia. Il momento culminante è la puja del fuoco con migliaia di litri di ghee bruciati nel fuoco per assicurare la pace della vita sulla terra. E’ presente la stampa. M’intervistano come unica straniera e il giorno dopo sono in prima sulla cronaca locale.

 

Dalla confusione alla pace del vicino Palazzo di Dhenkanal, dove la famiglia reale Meenal Kumari abita da 7 generazioni, ora adibito in parte a B&B. Quattordici stanze in tutto, con arredi d’epoca, bagni perfetti e un’accoglienza da gran signori. “I nostri figli, ormai grandi, non abitano più qui”, racconta la principessa,” così abbiamo deciso di far vivere la casa in un modo diverso, accogliendo ospiti da tutto il mondo”. Si fa colazione in giardino con la marmellata d’arance e lo yogurt fatti in casa, mentre a pranzo e a cena arrivano in tavola le specialità della padrona di casa. Da gran signore, Meenal Kumari mi vuole mostrare che, a Dhenkanal, si possono ancora incontrare gli elefanti. In jeep ci appostiamo lungo la strada, che costeggia la foresta. “A quest’ora “, mi spiega,”gli elefanti escono dalla bush per bere al fiume”. Dopo poco, ecco infatti delinearsi la sagoma gigantesca di una giovane elefante. Si abbevera, si guarda intorno e sembra dirigersi verso di noi. Fuggi fuggi generale….. finchè, dopo qualche passo, il pachiderma fa dietro front. Un’emozione!

L’elefante

Il mio racconto sull’Orissa termina qui. Dopo è un’altra storia. Manca però un capitolo forse fondamentale: le informazioni pratiche!! A tra poco, quindi.

2 Responses to Nell’India Orientale alla scoperta dell’Orissa.
Seconda parte.
  1. articolo vivace e coinvolgente come sempre, e le foto piene di colore e di partecipazione. Brava

  2. Brava Silvia il tuo racconto è affascinante fantastico il tuo entusiasmo si trasmette al lettore che vede e sente tutto quello che descrivi ma vorrebbe essere lì con te . Sono 80 anni che sogno l India !


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