Mentre finivo di leggere questo attualissimo giallo ho cominciato a pensare di avere torto marcio anch’io.

 

Penso a tutte le volte che il senso di giustizia o di ingiustizia che sento montare dentro di me sia in realtà un malcelato emergere di una rabbia forse non troppo latente….

E non ho a che fare con omicidi…..

Come Carella e Ghezzi, due poliziotti alla ricerca della verità e di un killer che lascia un sasso sopra ogni vittima.

Come la diva Flora De Pisis, conduttrice di un programma tivù spazzatura che cavalca la tigre degli omicidi per aumentare l’audience e come Carlo Monterossi, l’autore di questo programma tivù, che se ne vorrebbe tirare fuori perché non gli piace lucrare sul dolore.. .

Protagonista di questa vicenda è Milano, ma non, o non solo la Milano da bere, quella degli aperitivi e della Scala. La Milano delle periferie, dove vive la stragrande maggioranza dei milanesi, la Milano delle case popolari e delle case occupate, con i suoi abitanti “che se il welfare non te lo danno tu te lo devi prendere”.

 

Eccomi alla presentazione di questo giallo edito da Sellerio ( www.sellerio.it ) domenica 11 giugno alla Cascina Martesana. Ascoltavo Alessandro Robecchi descrivere Milano come è in realtà la città in cui vivo, con le sue contraddizioni e le sue bellezze e mi ci sono ritrovata mentre cammino per le sue vie, mentre ascolto distrattamente una trasmissione che indaga “sui terribili omicidi….con ospiti che ci racconteranno il loro lutto e la loro dolorosa perdita”.

Ed ho sentito la musicalità del Monterossi col sottofondo di Bob Dylan che si incrocia con Zarathustra…

Forse non è così facile capire quando la giustizia si espande troppo e diventa vendetta.

Forse ognuno di noi ha dentro un suo senso di giustizia che a volte trabocca nella vendetta.

Sì, è una storia in cui hanno tutti torto marcio”.

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