Caserta: il Parco e il Giardino all’inglese della Reggia.

C’eravamo preparate alla meraviglia di questo luogo tanto decantato che fa parte del patrimonio dell’umanità secondo l’Unesco. Ma noi, forti dell’esperienza di Versailles, eravamo un po’ scettiche ma ci siamo ricredute. Infatti il grande parco che si estende alle spalle della Reggia è degno proprio di un Re e la Reggia di Caserta voluta da Carlo di Borbone è la più grande reggia del mondo. Per questioni di tempo abbiamo trascurato la reggia e ci siamo inoltrate nel parterre del giardino all’italiana da cui si vede il grande canale d’acqua che per tre chilometri divide il parco in due e finisce all’enorme cascata che lo alimenta. Lungo questo percorso d’acqua, affiancato da due viali, si creano delle fontane di varie dimensioni: dalla fontana Margherita alla Fontana di Diana e Atteone sovrastata dalla grande cascata.

Tutte le fontane sono opere di grandi autori in cui il discorso mitologico si legge in un groviglio di corpi e mostruosità marine degne del più pieno barocco.

Alla fine di questo percorso si accede all’entrata un poco appartata del giardino all’inglese voluto dalla Regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena, moglie di Ferdinando IV. Dopo solo trent’anni o poco più, secondo i dettami dell’epoca, si videro prevalere il giardino di paesaggio o all’inglese sul giardino all’italiana e barocco. Infatti se nel 1751 Vanvitelli aveva studiato la Reggia di Caserta e il suo parco per Carlo di Borbone, negli anni ’80 del 1700, John Andrew Graefer, figura di spicco tra i botanici anglosassoni, creava il giardino all’inglese. Corsi d’acqua, laghetti, “rovine”, secondo la moda derivata dai recenti scavi pompeiani, diventano le caratteristiche di questo nuovo modo di fare il giardino. Di spicco, il bagno di Venere, il Criptoportico, i ruderi del Tempio Dorico. Le fontane del giardino sono alimentate dall’acquedotto Carolino ispirato agli acquedotti di epoca romana. Curato perfettamente ancor oggi ci emoziona per l’intrico di piante esotiche e gli angoli nascosti e le pozze d’acqua che sembrano tutte figlie della natura. L’atmosfera romantica è forse quella che più si addice allo spirito moderno.

Pozzuoli: Stabilimento Olivetti

Fu nel 1951 affidato all’architetto napoletano Luigi Cosenza che lo terminò nel 1954 il progetto dello stabilimento Olivetti dove si tenne nel 1955 il più celebre dei discorsi di Adriano Olivetti. Concepito all’epoca in modo molto innovativo si avvaleva di grandi vetrate sia negli uffici sia nelle mense. Grazie ai pilastri di cemento armato l’architettura si liberava dei setti murari e concedeva agli spazi di dialogare in maniera meno convenzionale. La vera trovata fu di coinvolgere Pietro Porcinai nel progetto che copriva una superficie totale di trentamila metri quadrati. Viali verdi e una vasca spettacolare tolgono austerità al luogo di lavoro che impiegava ben 1.300 tra operai e impiegati.

 

Dulcis in fundo: i giardini di Villa d’Ayala a Valva.

A pochi chilometri da Salerno in un paesino di duemila anime, a 500 metri sul mare, scampato a due terremoti recenti, Villa d’Ayala ci accoglie al suo interno in un giardino fantastico che si divide in due giardini all’italiana che accolgono i visitatori e in un bosco ceduo misto di lecci, magnolie e aceri, solcato da viali. Il punto focale, restaurato recentemente e aperto al pubblico, è il giardino di verzura dove, tra semicircolari siepi di bossi, si nascondono busti di statue che simulano spettatori intrigati non tanto dalla rappresentazione che avveniva sul palchetto davanti, ma girati ad osservare la bellezza della natura circostante. Prima di arrivare alla villa-castello, circondata da mura, c’è un anfiteatro verde in cui spiccano le statue di Diana e delle ninfe che sembrano giocare tra loro. Appartata com’è la villa ha ricevuto numerosi personaggi e d’estate si tiene nell’anfiteatro neoclassico una serie di concerti e balletti: veramente un luogo da non perdere dove l’ieri e l’oggi si incontrano in un’atmosfera romantica degna di essere rivissuta per le emozioni che suscita.

Un custode sapiente vi accompagnerà nelle visite che si effettuano il sabato, domenica e festivi con un congruo intervallo per il pranzo. Visitate il sito: www.villadayala.altervista.org.

Le foto sono di Carla e del socio VerDisegni Rino Anelli

 

One Response to Quindici chilometri al giorno di giardini – Seconda puntata
  1. Meraviglioso servizio .. foto e informazioni .. tutto al top !!…????????


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