Quando è nata la mia “cucciola” è nata piccola anche se a termine….

Mentre ero in dolce attesa, come tutte le future mamme, tanto emozionate quanto ansiose per l’evento in arrivo, leggevo la qualsiasi sulle difficoltà e sui problemi del parto. Non so voi, ma in quel periodo, come un “radar” acutissimo, intercettavo, con la massima facilità e prontezza, programmi o notizie sulle potenziali complicazioni del parto, sulle nascite premature, sulle conseguenze che un parto difficoltoso potesse avere sul bambino… insomma, direte voi, proprio quello che ci vuole, in un momento di acuta ipersensibilità come questo, per prepararsi al meglio !

Mi preoccupavano principalmente i traumi che il bambino potesse affrontare nel momento della nascita (del resto “la nascita stessa è l’evento più stressante della nostra vita”) e mi interrogavo molto su quali cure sarebbero state necessarie per risolvere le eventuali lesioni che, a seguito di un parto difficile, lungo o traumatico, il neonato non sarebbe stato in grado di risolvere spontaneamente.

Così, spinta da quell’istinto naturale di mamma di preservare e accudire la salute del proprio bimbo, ho iniziato ad interessarmi all’argomento e a leggere diversi articoli riguardanti sia la medicina convenzionale che non. Ed è stato così che ho convogliato il mio interesse sull’Osteopatia pediatrica e neonatale.

Certo, conoscevo l’Osteopatia ma non immaginavo quali effetti benefici e curativi potesse avere sul neonato e che potesse risolvere, tramite trattamenti manuali, delicati e non invasivi, i “piccoli” problemi di reflusso gastro esofageo e rigurgito, coliche addominali, irrequietezza, stipsi di cui i neonati non è affatto insolito che soffrano nei primi mesi di vita.

Senza in nessun modo volerli banalizzare (una mamma non lo fo mai, anzi..), li ho definiti problemi “piccoli” perché proprio in quel periodo ho sperimentato in prima persona quanto sia vasto il campo di applicazione dell’Osteopatia e come possa migliorare la salute dei neonati intervenendo in modo efficace anche su problemi ben più “grandi”.

In quei giorni, infatti, una cara amica aveva dovuto affrontare un parto prematuro (con prematuro intendo di 26 settimane). Il suo bimbo era una “nocciolina” a confronto della mia bimba… una “nocciolina” con una gran voglia di vivere, adagiata in una culla termica piena di tubicini.

Insieme a Karen, mamma dello scricciolo, ci siamo avvicinate a “NE-O Project” (Neonatology and Osteopathy) che, fortunatamente, nel reparto di neonatologia dell’ospedale dove lo scricciolo è nato, adottano.

NE-O Project è un progetto di ricerca unico al mondo finalizzato a promuovere la salute del neonato prematuro attraverso gli effetti del trattamento manipolativo osteopatico.

Ovviamente non potevamo che approfondire l’argomento e abbiamo così scoperto una realtà fantastica, che pochi, purtroppo secondo me, conoscono. Noi siamo state fortunate perché l’ospedale di riferimento ce ne ha parlato… ma gli altri???

Cerco di spiegarvi brevemente di cosa si tratta e di raccontarvi soprattutto del lavoro formidabile che decine e decine di osteopati coinvolti nella sperimentazione all’interno di un team multidisciplinare neonatologico (fatto anche di medici, infermieri, fisioterapisti) stanno, con mille sacrifici, cercando di promuovere in 25 ospedali italiani, con l’obiettivo primario di migliorare la qualità di vita nel prematuro.

Nel corso dei primi mesi di vita, infatti, il prematuro deve spesso affrontare crisi respiratorie e cardiache che possono creare complicanze anche nel corso dei primi anni di vita e nel periodo dello sviluppo. Le aree maggiormente in difficoltà possono essere quelle muscolo-scheletriche, respiratorie, viscerali e la sfera gastro enterica.

E’ documentato come il trattamento manipolativo osteopatico erogato fin dai primi giorni di vita del neonato prematuro consenta un miglioramento sensibile delle sue condizioni generali, produca benefici clinici e biologici e, abbreviando la degenza del neonato in terapia intensiva, costituisca un vantaggio sia per la famiglia che per le nostre “tasche” (la spesa pubblica) perché i costi sanitari possono ridursi in modo significativo. 

Nei neonati, soprattutto se prematuri infatti, il “sistema corpo” è allo stato primordiale e gli effetti delle manipolazioni su un bimbo prematuro o ex prematuro sono molto più evidenti di quelli riscontrabili su un bimbo non prematuro, perché i primi rispondono a tali stimoli in modo più sensibile. L’osteopata, quindi, riesce ad avere un ruolo importante perché con minime manipolazioni, delicate e non invasive, riduce le tensioni del corpicino favorendo il suo benessere e incrementando le sue funzioni fisiologiche.

Ma NE-O Project come lavora per raggiungere l’obbiettivo di migliorare in modo scientificamente strutturato la salute del prematuro?

Avviato nel 2014, il progetto osteopatico è impegnato per sviluppare un iter procedurale che porti ad avere dati e conclusioni tali da permettere all’osteopata di ricoprire un ruolo compiuto all’interno di un team multidisciplinare in ambiente neonatologico.

Nell’osteopatia, infatti, le valutazioni sono del tutto personali e soggettive, dipendono dalla percezione dell’osteopata che cambia da soggetto a soggetto. NE-O Project lavora a un metodo scientifico robusto, definito da specifici parametri di ricerca, un modello di valutazione riconosciuto, attendibile e comune sulla base del quale valutare gli effetti dell’osteopatia sulla salute del prematuro.

Il coordinatore del progetto NE-O Project è Andrea Manzotti, uno dei soci fondatori di SOMA (Istituto Osteopatia Milano) che da anni lavora in prima linea a questa ricerca che si prefigge di approdare, entro la primavera del 2018, alla pubblicazione delle evidenze raccolte in seguito alla valutazione e al trattamento di 3000 prematuri (sarà la prima pubblicazione al mondo di questo genere).

Dobbiamo solo sperare che questo metodo venga presto riconosciuto e adottato in tutti gli ospedali italiani (ed europei) e che i giusti partner a sostegno di questa ricerca, che è anche un’azione di responsabilità sociale nei confronti dei bambini più vulnerabili e delle loro famiglie, salgano a bordo.

Per contribuire alla ricerca e saperne di più: fondazione Onlus Come Collaboration Italia (www.comecollaboration.org/it) che patrocina il progetto.

Da parte mia, vi terrò aggiornati sugli avanzamenti della ricerca, sugli eventi o incontri che verranno organizzati per promuovere e sostenere questa importantissima opportunità.

I bambini sono il nostro futuro e questa è una battaglia che vale davvero!

 

 

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