In questo periodo, i paesi di montagna non rientrano tra le mete turistiche più frequentate.

Si presentano disabitati, solitari.

Appaiono assopiti, esausti dopo l’intensa stagione invernale e rivelano un volto insolito, più intimo, segreto, sconosciuto ai più.

Le cime delle montagne che li sorvegliano dall’alto sono ancora innevate ma le strutture alberghiere sono chiuse. Gli impianti di risalita “smantellati” per essere sottoposti alle manutenzioni necessarie prima della loro riapertura nella stagione estiva.

Le attività commerciali abbandonano il loro ritmo frenetico, rallentano, si fermano.

Molte le case di vacanza chiuse, poche le luci accese nelle abitazioni.

Nonostante i primi tepori della primavera, i camini sui tetti continuano a sbuffare, segnale di una comunità montana presente ma ritirata, a riposo, dedita alle attività interrotte durante l’inverno che ora è tempo di riprendere.

I contratti stagionali degli addetti al settore ricettivo sono arrivati a termine. Molti di loro fanno ritorno nelle loro città d’origine, altri si trasferiscono nelle località di mare dove lavoreranno per la stagione estiva.

Si predispone il ripristino dei sentieri escursionistici e la messa in sicurezza dei boschi in vista della stagione estiva ormai prossima.  Si dà avvio alle ristrutturazioni edilizie che il rigido clima invernale non rende possibili.

In gergo turistico si parla del cosiddetto “fuori stagione” ben meritato dagli operatori di settore, accolto a malincuore dai puristi degli sport invernali e salutato con rinnovato entusiasmo da coloro che sono legati alla montagna da un patto indissolubile, da una sacra e profonda spiritualità.

Passeggiando per le strade di questi paesi, immersa in quest’atmosfera che mi sembra quasi irreale, ho l’impressione di essere parte di un cerimoniale che ricorre in questo periodo dell’anno e si svolge con ritmo blando e disteso.

E’ un rito carico di rispetto a cui i paesi di montagna prendono parte in silenzio creando quella condizione ideale di tranquillità e pace in cui la natura possa risvegliarsi e rinascere dopo il lungo letargo invernale.

I primi fiori si fanno strada sui prati tra l’ultima neve ancora presente, il fondovalle si tinge di verde mentre le cime sono ancora coperte dalla neve, l’acqua delle cascate, finora gelata, riprende a scorrere, le marmotte escono dalle proprie tane, i caprioli scendono verso valle a cercare la prima erba fresca.

Pian piano, anche i paesi si rianimano e si fanno belli.

I fiori ricadenti dai colori allegri e dal fascino un po’ lezioso e sfrontato – che fioriscono e rifioriscono per tutta la stagione calda (sono le meravigliose sulfinie) – accarezzano i balconi in legno delle case di montagna.

La bella montagna dormiente si desta. E’ il richiamo del silenzio.

 

E immersi

noi siam nello spirto

silvestre

d’arborea vita viventi.

G.D’Annunzio, “La pioggia nel pineto”

3 Responses to La bella (montagna) addormentata. Un’emozione.
  1. La pace nell’animo e la serenita’ sono gioie che ormai poche cose trasmettono …. i luoghi da te descritti sono fra questi e percio’ sono davvero speciali…. sempre!!! Brava Ele ??

  2. Pace nell’animo e serenita’ sono sentimenti rari che ormai poche cose ci sanno tramettere…. quello che hai descritto e’ proprio una di queste !!! Brava Eli ???


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