Oggi desidero parlarvi non di un romanzo, ma di un libro che racchiude un romanzo, una rivisitazione in chiave teatrale e psicoanalitica.

Perché?

Innanzitutto perché l’autore, Giovanni Lodetti, già tiratore di scherma per la nazionale italiana di scherma nonché figlio d’arte (suo padre è stato per lustri Maestro della nazionale italiana), è un mio amico ed ero curiosa, avendo letto più di vent’anni fa la parte del romanzo, di capire quale fosse il filo conduttore che lo ha portato a sviluppare molteplici letture di questo testo.

 

E allora la settimana scorsa ho telefonato a Giovanni, abbiamo deciso di incontrarci e davanti ad un caffè freddo con cioccolata e panna ho voluto provare a fargli qualche domanda:

A: Che cosa ti ha spinto, in questi anni, a lavorare in diverse chiavi su questo testo?

G: Quando avviene un qualcosa non è mai per un solo caso… il singolo caso però è figlio di storie e relazioni  complesse di cui può essere interessante, talvolta, svelarne i retroscena…  Ogni storia è degna di attenzione ed è figlia di attività umana molto complessa ed anche molto drammatica. Cercarne i nodi può rivelarsi anche molto faticoso e fonte di crescita personale non indifferente.

A: Quando penso ai miti, alle tragedie degli antichi Greci, a volte mi sembra che lì ci fosse già tutto. Chiaro e lampante. Che gli uomini seguono un progresso, dei percorsi e degli obiettivi che però spesso tendono a rendere più torbido, meno chiaro e più lontano ciò che si agita dentro di loro. Un po’ come se non fosse più sufficiente solo assistere ad una rappresentazione perché l’effetto catartico produca i suoi effetti.Come se fosse necessario analizzare le nostre realtà per riuscire a tornare indietro, a rendere di nuovo semplice ciò che abbiamo reso complesso. Penso che la rappresentazione teatrale possa avere un ruolo fondamentale in questo. Ma come?

G: Il teatro come forma catartica di presa di coscienza e di rivisitazione interiore è da sempre il palcoscenico più adatto a questa “rappresentazione”. Ma non solo il teatro … il testo e la sua lettura clinica dei personaggi aiuta molto il lettore in questo viaggio nel testo letterario. Infine anche gli aspetti emotivi rievocativi saranno marcati da una lettura sia musicale che cinematografica del tutto… il progetto è ampio.

A: “Nome omen” o “homo faber fortunae suae”?

G: I due canoni di lettura sono certamente legati da doppio filo. Leggendo il testo in chiave antropologica e filosofica si può forse dare una risposta o aprire interessanti dibattiti a tema. Ogni lettore deve e può darsi una risposta.

E allora grazie a Giovanni che presenterà il suo libro IL MITO DI MARPESSA (Ghedini editore) venerdì 8 Giugno alle ore 12:30 ai Campionati Italiani Assoluti di Scherma al Mi.Co di Milano in Viale Eginardo, 29.

Siete tutti invitati! Io ci sarò!

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *