Il gatto è sicuramente uno degli animali più presenti in miti e leggende in tutto il mondo. Un animale che genera amore o paura (io da amante dei gatti trovo impossibile che si possa averne paura ma ho tanti amici visibilmente a disagio quando ne incontrano uno).
Non a caso il legame uomo-gatto è protagonista di tantissimi racconti misteriosi, magici o soprannaturali e chi ha un gatto sicuramente si potrà accorgere di comportamenti unici. Un gatto non è mai tuo al cento per cento, si concede, ti travolge con il suo affetto ma poi in un attimo si allontana per starsene un po’ da solo o per fissare (per ore) l’orizzonte o punti della casa a noi assolutamente indifferenti.
Ma partiamo dal nome. Pare che il primo nome per indicare il gatto fosse “Myeou” (onomatopeico) utilizzato in Egitto per identificare il gatto maschio, mentre per il gatto femmina si utilizzava il termine “Techau”. Venivano create delle statuette che accompagnavano i defunti nel passaggio dalla vita alla morte.

Statue funebri feline

Nel IV secolo d.C. compare il termine “Cattus” che diventerà l’origine del nome gatto per la maggior parte di lingue europee.
I primi che provarono ad addomesticare il gatto furono proprio gli Egiziani che lo adoravano come vera e propria divinità. Una prima caratteristica che spaventò noi umani, fu lo scoprire che questo animale aveva la capacità di vedere al buio e l’effetto rifrangente che le pupille avevano nella penombra. Nacque subito la leggenda che gli occhi dei gatti potessero trattenere i raggi della luce diurna. Questo animale è stato utilizzato per rappresentare diverse divinità: Ra sotto forma di felino, Tefnut dea femminile con la testa di leone, Bastet, ecc. Una cosa che li accomuna è il fatto che ciascuno di questi dei nasconda un lato oscuro.
Dall’Egitto il gatto giunse in tutti i paesi arabi e da lì al tutto il mondo, si parla di leggende legate a Maometto, storie mitologiche nordiche, leggende etrusche e legate al popolo dei Romani…gli unici che ignorarono questi animali furono i greci.

Miniatura da codice medievale

Questo felino non fu sempre visto di buon occhio, un periodo decisamente terribile fu il Medioevo. Il gatto, nella quasi totalità delle storie veniva associato a malocchio, superstizione, stregoneria e subì continuative e atroci sevizie che durarono dal X secolo fino al 1700.
I cristiani lo definirono portatore di malefici e lo fecero diventare l’aspetto diabolico della femminilità ed una donna che viveva con molti gatti (inviati del diavolo) era definita strega. I gatti neri erano detestati così tanto che addirittura un Papa, Gregorio IX, si disturbò nel 1233 a dichiarali come stirpe di Satana e li fece letteralmente sterminare.

Il gatto nero

Fortunatamente il gatto è stato completamente riabilitato ed è considerato uno dei migliori animali da compagnia con delle capacità extra-sensoriali che gli permettono di avvertire il padrone in caso di pericolo o a “sentire” accadimenti terresti prima che si manifestino, come i terremoti. In questi ultimi tempi addirittura più amato dei cani e presente sempre su articoli giornalistici, servizi televisivi e social.
Vengono utilizzati per tenere lontano i topi soprattutto in luoghi famosissimi come l’Hermitage a San Pietroburgo o Disneyland. Nel 1879, in Belgio, i gatti venivano impiegati per consegnare la posta. Le lettere venivano legate al collo dei felini in sacchetti impermeabili, purtroppo però andavano perse a causa di lotte con cani incontrati lungo la strada.

Gatto passeggia indisturbato all’Hermitage di San Pietroburgo

Una delle cose che mi fa impazzire dei miei gatti, Arturo ed Otto, è che chiamandoli, la maggior parte delle volte, non si girino neanche (comportamento comune a tutti i gatti). Qualcuno asserisce che ciò possa essere segno di poca intelligenza. Tutt’altro! Secondo quanto confermato anche da studi scientifici, il gatto è perfettamente in grado di comprendere che ci stiamo rivolgendo proprio a lui, ma semplicemente quando non ha voglia di ascoltarci, ci ignora. Ma che meraviglia quando ci portano una sorpresa, un piccolo animale mezzo masticato o un insetto? Una dichiarazione d’amore, un po’ particolare ma sicuramente sincera, di un animale unico e inimitabile.

Arturo ed Otto guardano il quartiere dalla finestra

One Response to Gatti: tra mito e realtà!
  1. Ciao Massimo articolo interessante! L’anno scorso a Seravezza in fonderia ho conosciuto Un artista che lavorava a un’enorme statua di un gatto ripreso da quelli egiziani.
    Al Super Studio Tortona 31 c’ È uno stand di un’azienda di sculture di soli gatti. Se hai tempo vai a vederla


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