In Francia, lungo il Canal du Midi, al ritmo lento della bicicletta.

Quando i francesi s’impuntano in nome della grandeur o di un obiettivo all’apparenza irraggiungibile, nulla li può fermare. Ne ho avuto la prova nell’ultimo viaggio nel sud della Francia, quando ho pedalato lungo il Canal du Midi, da Sète a Tolosa. Un itinerario magnifico, attraverso le regioni Languedoc e Midi-Pyrénées, su piste ciclabili, all’insegna della natura, dell’arte e della storia, tanto interessante da farmi appassionare a personaggi come Pierre-Paul Riquet e da coinvolgermi nelle sanguinose vicende dei Catari. Se città come Narbonne e Carcassonne, lungo il percorso, fanno parte dei must, non mi sarei aspettata di imbattermi in villaggi come Mirepoix, senz’altro uno dei più belli di Francia, e neppure di poter gustare a volontà ostriche freschissime a un euro l’una….

Ostriche alle Halles di Sète

 

Tutto questo non sarebbe stato possibile, senza il genio, l’audacia e la costanza di Pierre Paul Riquet, nato a Béziers nel 1609, ricchissimo appaltatore delle imposte della regione Languedoc-Roussillon per conto di Luigi XIV. Appassionato di matematica e scienza, si mise in mente di realizzare un’impresa colossale, “a cui nemmeno Roma avrebbe osato pensare”: un canale lungo 240km, che avrebbe collegato i due mari, l’Oceano Atlantico e il Mar Mediterraneo. Il punto di partenza doveva essere Tolosa, da dove il fiume Garonna scende fino a Bordeaux. Il punto di arrivo Sète sul Mediterraneo. Il nuovo canale avrebbe dato un eccezionale impulso all’economia del paese, favorendo il trasporto delle merci ed evitando il pericoloso periplo della Spagna. Dal 1665, per 15 anni, il grande Riquet, sostenuto dal re e dal suo personale patrimonio, supera delusioni, scavalca ostacoli insormontabili, scava gallerie, porta l’acqua a scorrere intorno alle colline, realizza un lago artificiale, costruisce 64 incredibili chiuse, convince il temibile Colbert a non interrompere i finanziamenti. Il successo arriva un anno dopo la sua morte. Il Canal Royal, ribatezzato nel 1789 Canal du Midi, viene inaugurato nel 1681. Un tripudio di folla si accalca intorno alle barche, alla scoperta di novità di ogni genere, dai vini di Bordeaux, alle porcellane cinesi, ai tessuti preziosi delle Fiandre, alle spezie d’Oriente…

 

 

Veniamo ora al viaggio. Duecento quaranta chilometri in bici sembrano tanti, ma suddivisi in otto giorni, sono fattibili anche per gli over 60. Viaggiare al ritmo lento della pedalata è quanto mai piacevole e permette di fermarsi a piacere. Chi pensa di non farcela, non esiti a noleggiare una E-Bike. Sono fantastiche!

Si pedala…

Per quanto ci riguarda, dato il numero, circa 24 amici, ci siamo rivolti a un tour operator italiano, che ha provveduto al pullman al seguito dei ciclisti e a un accompagnatore. Quanto al budget, dipende dagli alberghi e dai ristoranti…

Sarahi nella cattedrale di Carcassonne illustra la morte di Simon de Montfort

 

I siti francesi, da quelli ufficiali (www.france.fr) a quelli privati(www.bicycletteverte.fr, relaxbeziers@gmail.com, maisonduvelotoulouse.com, contact@avelo31.fr, locavelo@gmail.com, www.languedocvttevasion.over-blog.com) propongono itinerari ciclistici lungo il canale con trasporto bagagli, mentre sul sito www.plan-canal-du-midi.com si trova la descrizione esatta delle piste ciclabili. Da seguire alla lettera.

Montpellier-Sète – 45km

Tutti in piano, lungo il fiume Lez e le lagune, che portano fino al mare, a Sète. Una piacevole sorpresa interrompe la nostra pedalata: la Cattedrale fortificata di Maguelone, nascosta in mezzo a un bosco, un’autentica meraviglia di epoca romanica.

L’arrivo a Sète è quanto mai piacevole. La cittadina, nata durante la costruzione del Canal du Midi, è tutta raccolta intorno al canale e al vecchio porto, pullulante di flottiglie di chalutiers, i pescherecci, che arrivano al mattino presto stracarichi di pesce. Si viene qui, in uno dei tanti ristorantini, da François, per esempio, a gustare la bouilleabaisse locale, acciughe fritte e vassoi traboccanti di frutti di mare e ostriche allevate tutto l’anno nel vicino étang de Thau, la ricchezza di Sète. Qui ho fatto una piacevole scoperta: le Halles di Sète, il grande mercato coperto della città, aperto fino alle 14, dove i coltivatori di ostriche vendono i loro prodotti appena raccolti, al costo di 1 euro per ostrica. Blais Coquillages ci ha preparato al momento un magnifico piatto con una dozzina di ostriche, da gustare con un bicchiere di vino locale nel bar all’interno delle Halles. Da qui il mio consiglio: frequentate le Halles delle città di mare!!

Sète-Béziers. Nella terra dei Catari. – 55km

Magnifico percorso lungo il mare, protetto da dune ancora selvagge. D’obbligo un bagno in mare. Ci si ferma per colazione nella bella piazzetta di Agde, antica cittadina con chiesa fortificata e bei palazzi oggi fatiscenti. Sembra poco abitata, o meglio, come sussurrano qui, è abitata soprattutto dai gitani.

Si pedala ora lungo il Canal du Midi, tra chiuse che si aprono e si chiudono, per permettere alle barche di navigare sull’acqua del canale. Ce ne sono in continuazione, ma lo spettacolo merita ogni volta una sosta. Il pensiero corre a Monsieur Riquet, nato proprio qui, a Béziers. La sua statua campeggia nella piazza principale. Di Béziers posso dire che è una città dalla storia secolare, con palazzi signorili ben tenuti, quartieri antichi, piazzette raccolte, chiese interessanti.

Ai piedi della città, distese di vigne a perdita d’occhio.

La Cattedrale di Saint Nazaire e i Catari

L’attrazione principale di Béziers è l’imponente e bella cattedrale di Saint Nazaire, affacciata sul fiume e la campagna, teatro di uno dei più efferati eccidi nel nome della religione cattolica. Siamo all’inizio del XIII secolo, nel 1209, quando papa Innocenzo III, sollecitato dai signori del nord della Francia, avidi d’impossessarsi dei ricchi castelli del Languedoc, lancia una crociata contro i Catari, di religione cristiana, chiamati anche Albigesi, dalla vicina città di Albi, considerati eretici perché professavano una vita povera e semplice. A capo dei Crociati c’è Simon de Montfort, signore spietato e sanguinario, che non esitò a dare alle fiamme la cattedrale, dove si era asserragliata tutta la città, eretici e cattolici. Rabbrividisco se penso che una mia amica francese, discendente dai Montfort, ha scelto di chiamare il figlio Montfort, perché almeno il ricordo dell’antenato non andasse perduto! Certo, Simon non avrebbe detto nulla…

Béziers-Narbonne – 55km

All’uscita di Béziers, ecco le famose 9 chiuse di Fonséranes, una dopo l’altra, una delle meraviglie di Riquet. Da qui proseguiamo lungo il Canal du Midi, in mezzo a vigneti a perdita d’occhio, fino a Narbonne (info@narbonne-tourisme.com), lungo il Canal de la Robine. Ci accoglie il piacevole albergo Moulin du Gua, immerso nel verde. Bella Narbonne, prima colonia romana in Gallia, gradevole da visitare, con il Palais des Archeveques, la Cattedrale Saint-Juste e Saint-Pasteur, place Salengro e le antiche vie intorno. Ricordando l’esperienza di Sète, verso l’ora di pranzo cerchiamo le Halles, un bell’edificio fine Ottocento, in pieno centro. Come potete immaginare, mi dirigo alle pescherie, stracolme di ostriche, capesante, vongole ecc. Sono le 12,30, giusto in tempo per farci preparare la solita dozzina. Andiamo a godercela in allegria, al bar di fronte alla pescheria, insieme ai clienti abituali, accolti alla grande dall’ ostessa Marie.

 

 

Narbonne-Carcassonne – 45km

Riprendiamo la strada lungo il Canal de la Robine per ricollegarci al Canal du Midi. A Carcassonne arriviamo al tramonto, quando le mura dell’antica città si tingono di una calda luce rossa. Sarahi dell’Office de Tourisme di Carcassonne (www.tourisme-carcassonne.com) ci fa vivere la storia della città fortezza con la doppia cortina di mura, salvata dalla rovina totale e ristrutturata a metà dell’Ottocento grazie all’architetto Viollet-le-Duc(da non perdere il bellissimo filmato all’interno del castello). Oggi, Carcassonne racconta la sua storia millenaria, prima romana, poi visigota e carolingia, in seguito feudo dei Trencavel, signori di Béziers e Albi, roccaforte dei Catari francesi. Contro la città si accanisce Simon de Montfort, che costringe Carcassonne alla resa e uccide Trencavel, diventando il nuovo Visconte. Con gran gioia gli abitanti di Carcassonne celebreranno la dipartita agli inferi, si spera, di Simon de Montfort con un bassorilievo all’interno della basilica di Saint Nazaire. Le figure ne illustrano la tragica morte nel 1218 a Tolosa, colpito da una balestra.

Carcassonne-Castelnaudary – 40km

Sarahi ci sonsiglia di evitare il primo pezzo in bici. “Ci sono radici sporgenti lungo la pista”. Ben felici, saliamo sul pullman alla volta di Mirepoix, anche lei città catara e vittima di Simon de Montfort. Piazza Maréchal Leclerc, la grande piazza principale, alberata al centro, mi affascina per l’uniformità del suo stile. Nulla è cambiato, o quasi, dal Quattrocento a oggi. A racchiuderla sono bei palazzi a graticcio decorati, portici dal soffitto in legno, che accolgono negozi, caffè e un vecchio bar à vin, frequentato dai locali. In un angolo, immancabile La Halle, il mercato aperto dalla simpatica struttura in ferro battuto. Niente ostriche, qui, ma formaggi e verdure del territorio.

 

 

Castelnaudary-Tolosa

65 km. Lasciamo Castelnaudary senza rimpianti. A parte il cassoulet, la sua specialità culinaria, un piatto unico robusto, a base di fagioli, salsiccia, cotenna di maiale, coscia d’anatra e montone, non ho altro da ricordare. Dei 65km in programma ne facciamo solo la metà. Abbiamo fretta di arrivare a Tolosa e di goderci la città. Ne vale la pena. Tolosa, chiamata la città rosa per le sue case costruite con il mattone, ha tutto per piacere: un fiume imponente, il municipio più bello di Francia, tanti giardini, fontane e ponti, librerie da sogno, come Terra Nova in rue Gambetta. Nella vecchia Tolosa, da rue Gambetta a rue des Changes, si susseguono i palazzi cinquecenteschi costruiti dai ricchi banchieri, che avevano trovato nel pastel, una speciale tintura, la loro miniera d’oro.

A Bram dopo una colazione all’iles aux oiseaux

Le halles Victor Hugo…ma dove sono le halles… In pieno centro, naturalmente. E’ quasi l’una e stanno per chiudere. Ci arriviamo giusto in tempo per fare un giro e scegliere la solita dozzina. Per gli appassionati di pesce, qui c’è da perdere la testa. La procedura a Tolosa è un po’ diversa. Si sceglie e si sale al piano superiore, dove si susseguono una serie di simpatici bistrot. Ci sediamo a Le Louchebem, accolti da una bella ragazza innamorata della Puglia, da quando ci è andata l’anno scorso. Vicino a me è seduto Xavier, Maitre Affineur (sarebbe come dire maestro formaggere, www.xavier.fr), che scopro aver meritato l’onorificenza di “meilleur ouvrier de France 2011” nel campo dei formaggi ( il miglior operaio di Francia 2011). Nel pomeriggio faccio un salto nel suo negozio, qui vicino. Sembra di trovarsi in una gioielleria di Montenapoleone a Milano! Certo i francesi ci sanno fare…Indubbiamente le loro ricerche nel campo dei formaggi sono impareggiabili.

One Response to Colgo l’attimo fuggente. Finchè posso.
  1. Bell’itinerario Silvana, mi hai fatto venire voglia di copiarlo per un sacco di ragioni, non ultima la possibilità di strafogarmi di ostriche fino a scoppiare…


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