Il mio primo incontro con l’ashtanga yoga è stato due anni fa. A Forte dei Marmi nella palestra Be Be Lux Pilates dove mi recavo a fare pilates e girotonic. Mi è piaciuto subito. I primi passi li ho praticati sotto la guida di Cristiana Brandi. Così, a settembre, rientrata a Milano ho cercato una scuola di ashtanga e, conoscendo la mia pigrizia, ho scelto quella più vicina a casa. Allora non sapevo che l’Ashtanga Yoga di viale Caldara fosse uno dei migliori centri d’Europa.

La pratica mi è piaciuta subito, anche se ho fatto molto fatica, alla mia età, a fare quelle asana, a respirare cercando di trattenere il Mulabandha e l’Uddiyanabandha e provando ad eseguire gli esercizi di equilibrio.

 

Mi è piaciuta perché, con l’andar del tempo, mi ha donato un senso di serenità, di benessere diffuso che gli altri tipi di ginnastica non riuscivano a darmi. Nell’ashtanga la respirazione è sincronizzata con il movimento del corpo ( lo spiega molto bene l’interessante libro di Lino Miele “ Ashtanga Yoga. Lo yoga del respiro”). Ho percepito che il mio corpo si rafforzava e, al tempo stesso, diventava più flessibile, la mente si rasserenava e lo stress scompariva a poco a poco.

Così quest’anno per riuscire ad affrontare i miei “freud”,  a superare un lutto che mi ha colpito, ho deciso di partire per tre settimane. Destinazione Kovalam, in India, per seguire il workshop di Lino Miele.

 

 

In India, sotto la guida di Miele e l’aiuto di sua moglie Désirée, ho scoperto che l’ashtanga non è solo movimento dinamico, ma molto di più. Uno stile di vita. Attraverso la pratica sento che accumulo energia nel corpo. E se il mio corpo è pieno di energia, mi sento meglio. Ho iniziato a vedere il mondo diverso, in maniera più positiva. Praticando tutti i giorni in India ho incominciato a mangiare vegetariano, a non bere alcolici.

 

Al benessere fisico è seguito un rilassamento mentale, un equilibrio maggiore. Inoltre al workshop di Lino miele a Kovalam gli insegnanti di yoga, che arrivano da tutte le parti del mondo Argentina, Russia, Kazakistan, Francia, Germania, Australia e, ovviamente, Italia praticano anche loro tutti i giorni e “aggiustano” le posizioni degli studenti.

 

Uno dei lati positivi, oltre alla pratica, è che a Kovalam l’energia si trasmette al gruppo. Si sta tutti insieme, studenti e allievi, come una grande famiglia. Si pratica, si va alla spiaggia e si cena insieme. Ci si trasmette energia l’un l’altro. E’ stata un’esperienza così positiva che la ripeterò senz’altro.

12 Responses to A Kovalam per lo yoga del respiro
  1. Articolo molto interessante, raccontato con maestria, brava Emma!

  2. Cara Emma,

    molto bello il tuo articolo dove hai saputo cogliere perfettamente lo spirito di Kovalam e
    della nostra pratica.
    Un abbraccio.

    Sandra

  3. Ciao Emma,
    anche io sono sono stata a Kovalam 2 capodanni fa per 2 settimane, ma sono della scuola di Firenze! 🙂
    Ne ho parlato anche io sul blog, è stata un’esperienza completamente diversa da tutti gli altri viaggi, davvero bello.
    Namastè

  4. Brava Emma bell’articolo!

  5. Ciao Emma aumentare la propria consapevolezza è molto importante e credo che questa pratica possa sicuramente aiutare. Hai fatto molto bene a ritirarti per tre settimane a Kovalam . Credo sia una bellissima esperienza. Brava. Auguri ! Cinzia

  6. Ciao Emma molto interessante la tua esperienza e raccontata molto bene; ti continuerò a leggere!

    • Cara Barbara, grazie. Sto preparando un altro articolo su yoga e alimentazione che sarà pubblicato a fine marzo. Un argomento che anch’io non immaginavo così interessante. A presto. Emma


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